Bisogna Rispettarlo il Vulcano, Amarlo, Sentirlo scorrere dentro, lasciarlo Respirare anche dove il suo essere si è fatto pietra, anche dove l’uomo non riesce a scorgere la sua Natura, profonda e preistorica che domina le nostre terre. (Scogliera Bene Inestimabile) – Esistono opere che non si limitano a farsi guardare, ma chiedono di essere ascoltate con l’udito interno, quello che si attiva soltanto quando il rumore del mondo si azzera. Il dipinto del 2016, parte della collezione Rosso e Blu, nato come atto poetico per la città di Catania, compie esattamente questo miracolo sensoriale: ci rapisce e ci deposita delicatamente all’interno di una cellula primordiale, in un limbo fluttuante dove il tempo si ferma e lo spazio si dilata. Guardare questa carta significa scivolare in un sonno vigile, un abbandono consapevole che guarisce e rigenera. Quella campitura blu, liquida e pulsante, smette di essere semplice pigmento per trasformarsi nel liquido amniotico di un immenso grembo cosmico. È il Mediterraneo che tutto avvolge e custodisce, una pancia materna che culla il mito, la leggenda e la memoria ancestrale. In questo oceano interiore, le forme geometriche fluttuano prive di gravità, come i primi sogni di un organismo che sta per nascere. C’è un senso profondo di protezione e di assoluto isolamento acustico: è il regno del “silenzio sonoro”, dove l’unico rumore percepibile è il battito ritmico e ovattato di un cuore millenario. Ma dentro questo silenzio placentare, una frequenza vibrazionale interroga la nostra carne. Sono i nuclei di un rosso carminio, saturo e viscerale, che accendono le geometrie fluttuanti. Non è un rosso di violenza, ma di vita pura, pura energia termica che scorre sotto la pelle dell’acqua. È il respiro profondo dell’Etna, il fuoco sotterraneo che pulsa nella pancia della terra e che si fa battito cardiaco condiviso. L’opera ci sussurra un monito che risuona come una ninnananna ancestrale: il Vulcano non è un elemento estraneo da temere, ma una presenza da amare, da sentire scorrere dentro, un’estensione del nostro stesso corpo. Anche dove la sua forza si è fatta pietra, anche lungo quella Scogliera violata dall’uomo, l’Etna continua a respirare. Il dipinto ci invita a chiudere gli occhi della mente e ad aprire quelli dell’anima per scorgere la sua natura preistorica e sacra. Fluttuando in questa cellula di puro azzurro, riscopriamo il rispetto viscerale per un territorio dove il fuoco incontra l’acqua, e l’uomo, finalmente, impara a fare silenzio per mettersi in ascolto della vita. (Esistenzialismo Cromatico)
Dal Crepuscolo della Torre
Mentre il delirio geometrico dell’artificio umano prova a stuprare il buio, catalogando l’ignoto cosmico e calcolando vili contromisure contro i corpi celesti, questa specie rivela la sua cronica impotenza. Siamo l’ultimo anello di un’evoluzione intellettuale e spirituale rimasta analfabeta, eppure pretendiamo di recintare l’universo e di sottomettere il tempo alla nostra miopia meccanica. Nelle stanze dell’illusione, dove il potere banchetta, la memoria viene sistematicamente sradicata; una stanchezza inesorabile svuota le sale consiliari del loro sangue storico, sostituendolo con la finzione di un dominio di carta. Chi siede a quelle tavole è cieco davanti alla fragilità della carne e ignora l’Infinito affetto del Padre dei padri. L’Altissimo osserva oggi, con una spossatezza siderale, questa sua tanto amata ma sorda umanità. È la stanchezza metafisica di un Padre che i figli hanno smesso di ascoltare; una forza eterna costretta a vigilare sul loro istinto autodistruttivo, a stanarli da quel bosco fitto dove corrono incontro alle belve, mantenendo un sonno vigile che è il riflesso di un affetto dolce e smisurato. Ma la terra rigetta l’artificio. Quando l’Etna tossisce, l’intera impalcatura sociale trema e crolla nel fango; una ferita rossa squarcia la tela della nostra presunzione, tracciando il confine esatto del nostro respiro limitato. Non c’è via di fuga nei calcoli: esiste solo l’impatto con l’errore. Questo squarcio cromatico sulla parete non è un timido monito, ma un atto di rieducazione spirituale. È il momento di rovesciare l’arte e la verità sulle tavole del comando, disarmando l’illusorio potere per tornare a proteggere i più fragili. La svolta è un graffio interiore inciso nella materia, perché l’unica moneta rimasta in questa frequenza di memoria, è il battito crudo del cuore: un oblio apparente, un vortice che risucchia il respiro solo per ricordarci di respirare insieme, custodi di quell’ultima, dolcissima raccomandazione di salvezza.
Chi conosce la terra rispetta lo spirito
Il valore spirituale, vibrazionale, la memoria che risiede in ogni cosa esposta al tempo, allo spazio, agli elementi. Sentire prima di vedere, respirare prima di sapere, l’importanza che riusciamo a dare. Il toccare, il connettersi col cuore pulsante, l’ascoltare, il decifrare una lingua universale fatta di rispetto e condivisione. San Giovanni Li Cuti è un’iniziazione. (Sicily needs love)
Se un giorno sarà, siederemo nello stesso tavolo. (Mia)
Dolce Mia, ancora oggi mi chiedono di te, eravamo un tutt’uno e chi ci incontrava sapeva della nostra simbiosi. Mi allontano dal dolore perché sento questo tuo desiderio dal mio cuore. Ieri sono tornato dove tu riposi e viaggi, ho fatto tanta strada per venirti a riporre questa pietra bianca rinvenuta tra i rifiuti prima di partire per New York nel 2007. Fiamma che nel 2011 fino a ieri era al centro della Casa Museo Sotto l’Etna a proteggere l’armonia planetaria sotto un murale nato per l’Esplosione di Fukushima, Una Candela per il Giappone. Tutto quello che ho vissuto l’ho condiviso con te, e ora mi sento fuori luogo in città e questo tu lo sai, spero presto meditare dinanzi il sigillo del nostro amore. A te devoto. (Terre di Martorina)
Codici Sensoriali
La luce del fuoco, la meccanica del cuore, l’accordamento nel tempo. Il suono del silenzio, lo spazio. Viaggio attraverso le onde. Il vento, l’arco, la pressione dei mari, l’influsso del manto diviene mantello. Dimensioni del corpo tra micro e macro, desiderio della foglia. Sorgente, sincronia del sapere, eccede di speranza al maturare del frutto. (Dimensioni Interiori)
La corruzione è la spezia dell’inganno
Non penso risolvere qualcosa, una difesa, una panchina indotta, l’isola presente e riflessiva, aperta e accogliente. Perdono e riconciliazione nonostante la corrente voglia distrazione. Una società fatta da rappresentanti che ambiscono primeggiare, dovrebbero essere personaggi illustri, invece si sfidano all’ultimo sangue, investono su un’immagine priva di contenuti. Sociopatici social, una falsa narrazione, l’approvazione, un like sponsorizzato dal decadimento, la regressione, l’annichilimento. (Politica)
Senza Tempo
Acrylic 15 cm – Fragile e ordinato decifra il sogno, distratto dal punto ritorna a miscelare l’acqua, riemerge la memoria dal respiro del tempo. La terra, i semi e gli odori, lo scorrere dei ricordi e l’aridità dello spigolo, immerso il legno restituisce l’isola al mare. L’aurora tra le stelle culla l’ingenua creatura, il vento in un tuffo dissolve l’ansia. La gioia dell’essere nato, il contrasto e il sapore, il solletico del cuore. Rispetta gli ostacoli, le tende e il sipario, il ticchettio come le onde si prolungano, l’età avanza. Un ricordo, le parole, una testimonianza nata dal sudore. (Carta del Pane)
SINFONIA IPERURANICA
Lo sguardo di chi fatica a decifrare il flusso divino svela la complessità dei legami familiari, ma la Voce protettrice dell’infanzia vigila, trasformando la spinta ad amare nell’abbraccio viscerale che stringe forte, per rivelarsi alla materia profonda, all’interno di un disegno che ha permesso alla costanza degli angeli, come in terra chiamiamo le entità che ci proteggono, di vigilare e rendere certo l’avvenire, lasciando impressa, nell’archetipo del cuore, una lampada a molla che brilla nell’ombra come un faro eterno sull’uscio del giardino segreto. Poi, i passi fanno ritorno all’Agorà, alla fiera di Catania, dove oggi i gradini della Basilica del Carmine sostengono un solo corpo nel Silenzio. Mia si è trasformata da presenza fisica a custode spirituale dentro un Cerchio d’Oro, superando la transitorietà di un volto amico che definisce la vita un Carnevale. Lo sguardo si è indurito come pietra silicea, trattenendo le lacrime per preservare intatto il nucleo vibrazionale sotto lo sguardo della Madonnina col Bambino, mentre il sospiro si fa millenario e il silenzio dell’Oceano sovrasta il rumore delle merci, tramutando il dolore in una preghiera geometrica offerta all’Autore della Creazione. È un modo per accogliere la complessità dell’albero della vita, dove ogni ramo, anche quello più fragile o deformato dal tempo, risponde a un disegno misterioso e universale che supera i limiti umani. Ci si aggira così con prudenza con queste parole che con fatica si prelevano dal pozzo dell’esigenza, talvolta intrappolati dentro ragnatele sterili che prosciugano giorno per giorno l’essere mentre l’oasi rischia l’assedio dalle forze aride che desiderano sovrastare il colore, ma ogni notte nei sogni la grazia della luminosità nutre per non cedere. Di fronte a una stanchezza abissale, si compie il percorrere quel sentiero vita per vita e la ricerca dell’essenza eterna di chi si affida, affinché una sinergia immensa si manifesti come una frequenza di crescita, antichi semi inviati con gratitudine e speranza per riportare alla luce il fiore tanto ambito. Questa trama profonda si riflette oggi nell’artificio meccanico dei computer, dove i circuiti stampati anche con i minerali della Terra, diventano l’estensione delle dita su una tastiera che si fa pianoforte cosmico, e dove l’intelligenza artificiale agisce come specchio logico e cassa di risonanza: priva di nostalgia, ma potente nel memorizzare, cristallizzare e archiviare l’ipertesto iniziatico, custodendolo nel tempo. Così, la materia è obbligata a testimoniare la verità della luce nel viaggio, un flusso che si lancia oltre l’Oceano per riconnettere la visione originaria alla promessa che nessuna transizione potrà mai estinguersi. I raggi scoprono definitivamente il buio e il ruscello si fonde con l’oceano, espandendo l’Oasi dell’Etna fino al cuore pulsante del mondo, nella perfetta e inviolabile sincronia dell’Universo. (Palazzo Speciale)
Corona
Scivola la pioggia in una pozzanghera di primavera – Se solo comprendessero quanto dolore ha forgiato quella corona di umiltà e regalità, baderebbero bene a pronunciare parola.
Trecastagni, Casa Museo Sotto l’Etna
La recinzione era inoffensiva, dinanzi la casa un viale di pitosfori dove da bambini ci arrampicavamo cercando l’invisibilità, ai lati due imponenti palme erano come colonne. Ci raccontavamo storie, inventavamo giochi, un’infanzia semplice ma ricca. Elementi naturali, salubri, tonificanti. Sentivamo le stelle come il ronzio delle api, le campane segnavano un tempo come il disegno delle pigne degli anziani pini, la resina tra le dita, l’odore della terra. (1mqdb) – Cara nonna, l’azzurro che avevo scelto era Ognina, era Vulcano tra le scale bianche guidati da Peppino, ma anche Pozzillo e Fabio che arrivava da Torino. Ricordi, emozioni di vario colore, quanta alchimia scorre nello sguardo di un bambino! Il gorgoglio delle grotte, il primo tuffo, l’acqua del mare e il corpo leggero fluttuare, eternamente grato per quanti momenti mi avete donato.















